IL TESTO
Scritta nel 1891, Salomè è la pièce teatrale più controversa dello scrittore e drammaturgo inglese Oscar Wilde (1854-1900).
Il testo, che prende spunto da un celebre episodio narrato nei Vangeli, mette in scena la tragica notte nella quale Salomè, come ricompensa per aver deliziato con la propria danza il tetrarca di Galilea Erode Antipa, chiede che le venga consegnata su di un piatto d’argento la testa di Giovanni Battista, in quel momento prigioniero di Erode.
L’approccio di Wilde, lontano dalla semplice narrazione didascalica degli eventi, sfrutta appieno tutte le potenzialità della prosa infondendo nel racconto molteplici suggestioni, dall’erotismo al lirismo, dall’affresco storico allo slancio onirico, dal dramma psicologico alla riflessione teologica, il tutto senza mai spegnere la tensione che sta alla base dei rapporti tra i personaggi, trovando perfino lo spazio per momenti di tagliente umorismo.
Apologo morale che sfida i secoli perché ancor oggi di straordinaria modernità, Salomè è un capolavoro assoluto della drammaturgia teatrale, raro esempio di “spettacolo totale” capace di offrire allo spettatore forti emozioni e infiniti spunti di riflessione.
L’ALLESTIMENTO
In una vicenda che pone al centro la più celebre danza della storia, la componente musicale non poteva che avere un ruolo di grande importanza. Per questo la compagnia “La Zonta” ha chiesto la partecipazione allo spettacolo del Coro Città di Thiene, diretto da Lorenzo Fattambrini, e dei musicisti Alberto La Rocca e Giuseppe Dal Bianco. A loro il compito di dar voce nel corso della narrazione alle anime dei vari personaggi. Tutte le musiche infatti sono state scritte ed arrangiate appositamente per questo allestimento.
Si è scelto invece di rappresentare attraverso una diversa disciplina artistica, la danza, altre due figure chiave della narrazione, ovvero la Luna e L’Angelo. Ad impersonarle le allieve dell’ Associazione Artistica Studiodanza su coreografie di Rita De Biasi.
Per le scene e i costumi si è scelto un approccio non filologico, evitando quindi di ricostruire la tipica ambientazione dei primi decenni dopo Cristo a favore di un impianto atemporale, così come è la valenza del testo di Wilde. I costumi quindi sono stati realizzati dal laboratorio dell’associazione Amici di Thiene partendo da bozzetti del tutto originali di Corrado Carollo e Mirella Fontana.
Le scenografie sono state invece concepite e realizzate dal giovane artista Mattia Trotta, che attraverso l’installazione di sculture realizzate attraverso un’originale tecnica che utilizza il filo di ferro e la resina sintetica, ha saputo ricreare con evocativi tocchi la reggia di Erode e la cisterna nella quale è imprigionato il Battista.
OSCAR WILDE (1854 - 1900) è stato probabilmente il maggior esponente dell'estetismo letterario, che tentò di definire come la ribellione dell'artista alle brutture del mondo moderno. Rimasto celebre per i suoi aforismi, oltre che per le sue usanze stravaganti, in realtà rappresenta uno scrittore che ha cercato di vivere con assoluta libertà di artista.
E' molto noto il suo teatro, che porta a maggiori raffinatezze ed umorismo il boulevardier, genere in voga all'epoca: sono molto note “Il ventaglio di Lady Windermere”, (1893), e specialmente “L'importanza di chiamarsi Ernesto” (1895) mentre un significativo manifesto del suo estetismo decadente rimangono “Salomè“ (1891) e il romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” (1891).




